Aree di intervento
ADHD
Il nostro compito non è correggere ciò che manca, ma valorizzare ciò che è già presente Lea Waters
Quando le difficoltà di attenzione, impulsività e irrequietezza possono essere associate all’ADHD?
L’ADHD (Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività) è un disturbo del neurosviluppo caratterizzato da difficoltà di disattenzione e/o iperattività e impulsività, che possono presentarsi singolarmente oppure in combinazione e influenzare il modo in cui un bambino o un ragazzo presta attenzione, si organizza, gestisce gli impulsi e affronta le richieste della quotidianità.
Le difficoltà possono manifestarsi in modo diverso da persona a persona e riguardare, ad esempio:
- Disattenzione: difficoltà a concentrarsi, seguire le consegne, prestare attenzione ai dettagli o portare a termine le attività;
- Organizzazione: fatica a gestire il materiale, i tempi, gli impegni e le attività quotidiane;
- Impulsività: difficoltà ad aspettare il proprio turno, interrompere gli altri o riflettere prima di agire;
- Iperattività e irrequietezza: bisogno di muoversi, difficoltà a rimanere fermi o sensazione di essere continuamente “in movimento”;
- Funzioni esecutive: difficoltà nella pianificazione, organizzazione e gestione delle proprie azioni;
- Regolazione emotiva: maggiore fatica nel gestire frustrazione, attesa e cambiamenti.
Come si riconosce l’ADHD e quando è importante approfondire?
Essere distratti, vivaci, impulsivi o avere difficoltà a organizzarsi può rientrare nella normale variabilità del comportamento infantile. La presenza, da sola, di alcune di queste caratteristiche non significa necessariamente che sia presente un ADHD.
La diagnosi richiede una valutazione approfondita e si basa su criteri specifici. In particolare, le difficoltà devono essere:
- Persistenti nel tempo;
- Significative rispetto all’età e al livello di sviluppo;
- Presenti in più contesti di vita, come quello scolastico, familiare o sociale;
- Tali da interferire con il funzionamento quotidiano e con la qualità della vita.
L’approfondimento tiene conto della storia e dello sviluppo del bambino o del ragazzo, di come le difficoltà si manifestano nei diversi contesti e dell’eventuale presenza di altre condizioni che possono spiegare, accompagnare o influenzare quanto osservato.
Comprendere il profilo individuale permette non solo di definire meglio le difficoltà, ma anche di riconoscere risorse e punti di forza, individuando strategie e interventi coerenti con i bisogni specifici del bambino o del ragazzo.
Come avviene la valutazione diagnostica?
La valutazione dell’ADHD è un percorso approfondito che parte dalla storia del bambino o dell’adolescente e dal suo contesto di crescita, con l’obiettivo di comprendere come le difficoltà si manifestano nella vita quotidiana e nei diversi contesti.
La valutazione prende in considerazione:
- La storia evolutiva e scolastica, per comprendere lo sviluppo e l’andamento delle difficoltà nel tempo;
- Le capacità attentive e le funzioni esecutive, attraverso strumenti e prove specifiche;
- Il comportamento nei diversi contesti, come quello familiare e scolastico;
- Le informazioni raccolte da genitori e insegnanti, quando necessario;
- Eventuali altre difficoltà o condizioni che possono accompagnare o influenzare il quadro osservato.
- Il vissuto del bambino e della famiglia, considerando l’impatto che le difficoltà possono avere sulla quotidianità, sulle relazioni e sull’esperienza scolastica.
Particolare attenzione viene posta alla persistenza delle difficoltà, alla loro presenza in più contesti e all’impatto che possono avere sul funzionamento scolastico, familiare e sociale, sempre in relazione all’età e al livello di sviluppo.
L’obiettivo non è soltanto individuare le difficoltà, ma comprendere il profilo individuale del bambino o del ragazzo, riconoscendone anche risorse e punti di forza. Questo permette di individuare strategie e interventi personalizzati, in collaborazione con la famiglia e, quando necessario, con la scuola.
Quali conseguenze può avere sul bambino o sul ragazzo?
Le difficoltà associate all’ADHD possono influenzare diversi aspetti della quotidianità. L’esperienza è però individuale e può variare in base all’età, alle caratteristiche personali e al contesto in cui il bambino o il ragazzo vive.
- A scuola: le difficoltà di attenzione, organizzazione e gestione dei tempi possono rendere più faticoso seguire le lezioni, portare a termine i compiti o rispettare le consegne, anche in presenza di buone capacità;
- Nella gestione quotidiana: attività semplici e routinarie possono richiedere un maggiore impegno, soprattutto quando è necessario organizzarsi, ricordare più passaggi o gestire autonomamente il tempo;
- Nelle relazioni: impulsività e difficoltà di autoregolazione possono talvolta rendere più complessa la gestione delle relazioni con coetanei, fratelli o adulti;
- Nella gestione delle emozioni: alcune situazioni possono essere vissute con maggiore intensità, con difficoltà a gestire frustrazione, attesa o cambiamenti;
- Nella percezione di sé: sperimentare ripetutamente difficoltà, richiami o insuccessi può influenzare la fiducia nelle proprie capacità e portare il bambino o il ragazzo a sentirsi “meno capace” o diverso dagli altri;
- Nel rapporto con gli adulti: incomprensioni e richiami frequenti possono generare tensioni, soprattutto quando determinati comportamenti vengono interpretati come mancanza di impegno, volontà o interesse.
Le difficoltà legate all’ADHD possono avere un impatto anche sul benessere e sull’organizzazione della famiglia.
I genitori possono sperimentare:
- Preoccupazione e stanchezza: le difficoltà quotidiane possono richiedere ai genitori un grande investimento di energie;
- Frustrazione e senso di impotenza: non sempre le strategie abituali risultano efficaci, generando la sensazione di non sapere come aiutare il proprio figlio;
- Impatto sull’organizzazione familiare: compiti, routine, tempi e gestione delle emozioni possono richiedere maggiore supervisione e influenzare gli equilibri familiari;
- Tensioni e incomprensioni: possono emergere differenze tra gli adulti nel modo di interpretare o gestire i comportamenti del bambino o del ragazzo;
- Senso di colpa: i genitori possono chiedersi se stanno facendo abbastanza o se avrebbero potuto comportarsi diversamente.
Per questo è importante guardare oltre il comportamento, cercando di comprendere cosa lo influisce e quali condizioni possono facilitare il funzionamento del bambino o del ragazzo, tenendo conto anche delle risorse e delle fatiche della famiglia che lo accompagna. L’obiettivo non è definire la persona attraverso le sue difficoltà, ma comprenderne il funzionamento, valorizzarne le risorse e costruire intorno alla stessa strategie adeguate ai suoi bisogni, sostenendo al tempo stesso la famiglia nel trovare modalità più efficaci e sostenibili per affrontare la quotidianità.
Quali sono gli obiettivi dell’intervento?
L’intervento viene definito sulla base delle caratteristiche e dei bisogni specifici del bambino o del ragazzo, con l’obiettivo di favorire, nella vita quotidiana, un miglior funzionamento e sostenere il suo benessere.
In particolare, può mirare a:
- Comprendere e gestire meglio le difficoltà attentive, organizzative e di autoregolazione;
- Sviluppare strategie efficaci per affrontare le richieste scolastiche e quotidiane;
- Rafforzare l’autonomia e la capacità di organizzarsi;
- Favorire una maggiore consapevolezza delle proprie modalità di funzionamento;
- Sostenere l’autostima e il senso di efficacia personale;
- Migliorare la gestione delle emozioni e delle relazioni;
- Valorizzare risorse, interessi e punti di forza;
- Supportare la famiglia e favorire una maggiore collaborazione con la scuola, quando necessario.
Comprendere l’ADHD significa andare oltre le difficoltà per riconoscere bisogni, risorse e potenzialità di ogni bambino e ragazzo. Conoscere per comprendere, comprendere per valorizzare.